Manfredonia è davvero spenta? Una riflessione oltre la movida

Tra ordinanze, locali vuoti e nostalgia dei bei tempi: cosa sta davvero succedendo alla “città dei balocchi”?

Disclaimer: ci rendiamo conto che l’argomento meriterebbe approfondimenti su approfondimenti. Tuttavia, un paio di punti vanno aperti immediatamente perché il dibattito si sta concentrando un po’ troppo sulla politica e poco sulla sostanza dei fatti. E vogliamo spiegare perché, secondo noi, questo è sbagliatissimo.

Innanzitutto, la musica alta non è né l’unico punto in discussione, né l’unica soluzione di un problema diffuso anche fuori dalle nostre mura.

Negli ultimi anni si è avuta l’impressione di voler trasformare il centro storico in una discoteca a cielo aperto, ma l’effetto collaterale è stato un cortocircuito tra residenti e imprenditori. I primi chiedono (giustamente) di riposare. I secondi (sempre giustamente) difendono il diritto a lavorare e generare economia. A mancare è una vera mediazione.

 

Turismo non significa solo drink e decibel

Pensare che bastino musica a palla e drink in mano per attrarre le masse è il primo grande errore di parte dell’imprenditoria locale. Nei periodi estivi, infatti, quelle 50 persone in più nei dehors non anticipano la necessità di Dj di fama internazionale nelle nostre umilissime periferie.

Sì, la movida è utile a ravvivare le serate, ma il turismo è molto altro: è narrazione, è esperienza, è identità. E in questo senso, Manfredonia ha un potenziale enorme che va ben oltre il weekend.

 

Il problema non è il cliente. È l’offerta.

Stiamo sottovalutando quanto il calo del potere d’acquisto incida sulle scelte delle persone.

Se un locale si svuota, non è solo colpa della crisi o dell’inflazione: è anche questione di proposta. L’equazione “musica + drink = turismo”  ha già dimostrato tutti i suoi limiti.

Forse è il momento di ammettere che alcune offerte sono semplicemente fuori mercato. La prova? Alcune attività continuano a funzionare, altre arrancano. Non è solo una questione di prezzo, ma di valore percepito.

Fino a pochi anni fa, con 5 euro si faceva un aperitivo. Oggi non è impossibile trovare offerte oneste, ma altre sono decisamente criticabili viste le cifre alte richieste per la stessa identica esperienza (nella speranza che nessuno se ne accorga…).

Eppure, la fascia media — quella che frequenta i locali tutto l’anno — sta imparando a fare scelte più consapevoli. L’imprenditore, oggi più che mai, dovrebbe rispondere con trasparenza, non con furbizia.

Perché l’onestà, nel lungo periodo, vince sempre.

 

Serve serietà. E serve coraggio.

Serietà nel gestire i costi, nel proporre un listino onesto, nel creare esperienze autentiche.

Coraggio nel fare scelte precise, nel targettizzare il proprio pubblico, nel prendersi la responsabilità se un’idea non funziona. E soprattutto: nel non dare sempre la colpa agli altri.

 

Quale esperienza a Manfredonia?

A Manfredonia non si è mai davvero aperto un dibattito serio su quale tipo di turismo vogliamo promuovere (recentemente, abbiamo trovato un’analisi interessante qui).

Noi vogliamo far riflettere che se la città è conosciuta – anche solo internamente – come “la Città dei Balocchi”, ci sarà un motivo…

E in effetti, Manfredonia può e deve puntare sulle esperienze.

Tra queste, la movida ha pieno diritto di cittadinanza. Ma deve farlo con rispetto: rispetto per sé stessa, per chi la alimenta ogni giorno e per chi ci vive accanto.

Forse è davvero il momento che gli imprenditori del settore inizino a collaborare, a capire le esigenze dei collaboratori e dei clienti, che si ascoltino, e provino – finalmente – a costruire qualcosa insieme.

 

La politica? Si limiti a fare il suo.

C’è un intero universo che merita attenzione: il patrimonio storico, l’identità artistica, il decoro urbano. Questo, però, è un altro paio di maniche di cui non parleremo perché abbiamo altri obiettivi.

Tuttavia, pur senza entrare nel merito delle decisioni amministrative, va detto con chiarezza: affidare completamente l’organizzazione del turismo alla politica rischia di lasciare il settore imprigionato in dinamiche già note, spesso poco efficaci.

Il vero motore dell’innovazione resta l’iniziativa privata.

Alla politica spetta il compito di creare le condizioni: definire regole chiare, facilitare il mercato, e soprattutto non ostacolare chi vuole investire e costruire.

La speranza è che Manfredonia sia solo in standby. Sta aspettando visione, qualità e coraggio. E il cambiamento può partire solo da chi la vive ogni giorno.

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